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Karim Metref

Mi chiamo Karim Metref. Sono nato nel 1967 in Algeria. Insegnante, educatore, attivista politico e culturale, Scrivo per mettere in chiaro le idee guida del mio cammino di vita e di lotta.
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Mercoledì 14 ottobre 2009 3 14 /10 /2009 13:39

Cade proprio a fagiolo l'atto del kamikaze dilettante Mohamed Game. La bocciatura del Lodo Alfano dalla Corte Costituzionale, i vari scandali che scuotono il governo Berlusconi, la crisi che non finisce di mietere vittime tra i lavoratori. Da mesi c'era bisogno di qualche diversivo, ma non se ne trovava. Un po' l'attentato contro i militari italiani in Afghanistan è riuscito a distrarre l'attenzione del pubblico. Ma il caso è stato chiuso in fretta, perché subito è risorta la domanda a cui nessuno vuole rispondere: “Che ci fanno i militari italiani in Afghanistan?”

Questa volta invece: è libico, musulmano, immigrato, poverissimo, solitario... Il soggetto ideale per i giochini della stampa e della politica.

 

Poteva essere classificato come un atto di un povero disperato, il goffo attentato kamikaze di Mohammed Game a Milano. L'uomo che non è nemmeno riuscito ad uccidersi come sognava e diceva ai propri amici, è visibilmente un terrorista dilettante ma soprattutto uno mentalmente disturbato. L'azione, pur pericolosa, di Mahamed Game è sicuramente risultata solo un fatto tragicomico alla maggior parte della Stampa internazionale, che l'ha segnalato sulle versioni online solo a seguito del primo lancio Ansa, e che se n'era subito disinteressata, capendo che non c'era “sostanza”. Invece i media e la politica italiani, la cui situazione attuale è tragicomica almeno quanto il gesto del presunto terrorista di Al-Qaeda, se ne è impossessata subito e vuole farne un caso eclatante. 

Mohamed Game è laureato in ingegneria elettronica nel suo paese, la Libia. In Italia dove risiede da circa 10 anni, ha lanciato una sua ditta privata arrivando ad impiegare fino ad una cinquantina di lavoratori. Ma poi gli affari vanno male e Game si ritrova senza nulla. Con la moglie Giovanna e i 4 figli a carico (due di lui e due di lei) vivono in una casa occupata abusivamente senza il minimo di comodità necessari ad una vita serena. Il giornale gratuito CronacaQui di Milano, aveva raccontato la loro storia ad agosto, descrivendola come una storia di disperazione urbana.

Da qualche tempo, ci dice la stampa, aveva cominciato a parlare più spesso di religione e di martirio.

Ma nessuno lo rendeva sul serio fino a quando, lo scorso lunedì (12 ottobre) all'ingresso della caserma Santa Barbara di Milano con una valigetta piena di esplosivo artigianale.

L'ingegnere libico con il suo gesto folle e maldestro con il quale non è nemmeno riuscito a raggiungere il martirio tanto desiderato (più per sfuggire all'inferno terrestre che per la certezza di accedere al paradiso nell'aldilà), ha dato via di nuovo al coro dei venditori di paure, che ne approfittano per giustificare la loro opera di criminalizzazione dell'immigrato in genere e di quello proveniente dai paesi musulmani in modo particolare.

Il solito Maroni che parla (con tono quasi godereccio) di “primo kamikaze d'Italia”, dimentica che il primo “Kamikaze” d'Italia (almeno del dopo 11 settembre) fu invece tale Luigi Fasulo , il ricco imprenditore 68enne italo svizzero, che si buttò con il suo aereo contro il Pirellone a Milano nell'aprile del 2002. Ma mentre quello (che causò 5 morti e vari feriti oltre a danni enormi) fu giustamente classificato come l'atto di un disperato, qualsiasi atto commesso da un povero specie se straniero, porta inevitabilmente ai temi: sicurezza-terrorismo... tanto cari all'attuale maggioranza (ma che nemmeno la vecchia maggioranza disprezava). É come se la malattia mentale fosse un lusso mai a portata del povero e ancor meno dello straniero.

Si arriva fino al simpatico sindaco di Varallo Sesia che parla di disislamizzare il suo comune. Come per provare che di matti non è solo la Libia a rifornirne il mondo. 

Ora si indaga per scovare complici. Ovviamente, da grande professionale, Game ha creato la cellula con i suoi vicini di casa e gli amici del Bar. Andava a tormentare tutti i suoi conoscenti con storie di martirio. E “last but not least” andava a fare spesa di materiale esplosivo in un magazzino vicino a casa sua, in compagnia di persone del suo entourage e si fa accompagnare in macchina da un suo conoscente/complice per andare a farsi esplodere. Complimenti per la grande professionalità. Ma gli stessi complimenti possono essere rivolti anche ai media maggioritari italiani e ai massimi esponenti del governo. Complimenti!

Di Kametref - Pubblicato in : Notizie e commenti
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Commenti

Condivido. Non avevo pensato al legame libico-terrorista... Tra l'altro anche io avevo scritto una cosa a proposito ma meno giornalistica.Le parole. Le parole gonfiate. Bravo Karim.
http://valelapenascrivere.blogspot.com/2009/10/parole-gonfiate.html
Commento n°1 inviato da maurizio il 15/10/2009 alle 21h38
Ottime considerazioni.
Commento n°2 inviato da memorie dal sottosuolo il 14/10/2009 alle 19h56
Lascio commento qui invece che in fb. Condivido il tuo punto di vista sulla strumentalizzazione dei media. Solo... vorrei che ci fosse un minimo di indagine perchè mi inquietano quelli che accompagnano il kamikaze, quelli non sono disperati, quelli i disperati li usano e li portano sul posto perchè non cambino idea. Mi fanno pena questo tipo e anche la sua compagna...non ne avesse avuti abbastanza di problemi pure lei si ritrova con un partner cieco e senza una mano... o la prognosi è ancora riservata? Non so...
Chi diavolo era l'egiziano di cui hanno parlato come complice?
Commento n°3 inviato da Oriana il 14/10/2009 alle 17h29
Grazie Oriana.
Ma mi chiedo quali complic. quali approfittatori della disperazione altrui? Ti sembrano furbi quelli che l'hanno accompagnato con le proprie macchine, a ciso scoperto? Ti sembra il comportamento di chi ha intenzione di utilizzare un proprio amico come bomba da scagliare contro chiunque?
A me sembra piuttosto una cosa semplicemente grotesca. Non dimenticare che se sui media hanno detto che Game ha dei complici non vuol dire che sia vero. Quanti sono stati giudicati e condannati dai media e dagli inquirenti e dopo, in silenzio totale sono stati prosciolti dai giudici per assenza assoluta di prove.
Risposta di Karim metref il 14/10/2009 alle 18h26
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