Pensieri, articoli, lettere, Interviste, dossier, foto, audio, video e altri documenti su tutto e su niente in particolare.
Elucubrazioni di una mente (di)vagante
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Karim Metref
Mi chiamo Karim Metref. Sono nato nel 1967 in Algeria. Insegnante, educatore, attivista politico
e culturale, Scrivo per mettere in chiaro le idee guida del mio cammino di vita e di lotta.
Per saperne di più andare sulla pagina: chi sono?
Dei Paesi del Nord Africa, in Italia, si parla pochissimo. Le poche volte in cui arrivano notizie sono in genere di qualche attentato in Algeria o più raramente in Marocco, o quando il "Colonellissimo" Ghadafi spara una delle sue scemenze. Altro non si sa. Alcuni paesi di questa area sono del tutto sconosciuti. Altri sono considerati come delle semplici scenografie per l'industria del turismo di massa. I popoli che la abitano sembrano una massa informe, senza volti e senza storie. Il Nord Africa conta sei paesi, cinque dei quali (Mauritania, Marocco, Algeria, Tunisia e Libia) formano il così detto Maghreb il sesto è l'Egitto. In 6 puntate, ogni una dedicata ad un paese, cercherò di descrivere un po' la situazione politica in questa zona del mondo che costituisce un punto d'incontro tra Asia, Africa e Europa; Nord e Sud, Occidente e Oriente. La Tunisia è, con i suoi 163.610 chilometri quadri, il più piccolo dei Paesi del Nord Africa. Molte Province della vicina Algerina hanno una […]
Può esistere la democrazia laddove ci sono discriminazioni razziali? Il Sudafrica dell'Apartheid, il Sud degli Stati Uniti con le sue leggi razziali e il territorio Palestina/Israele di oggi con le sue distinzioni tra israeliani ebrei e israeliani non ebrei e con i suoi soprusi continui sui Bantustan dove sono rinchiusi "indigeni" cristiani e musulmani; questi sistemi costruiti sull'esclusione e sul razzismo possono essere chiamati democrazie? Forse devo precisare, per cominciare la seconda parte della mia riflessione/provocazione, che il mio discorso non è sulla democrazia nel suo senso etimologico cioè: potere del popolo, partecipazione, libertà di opinione e di espressione... è contro la democrazia liberale che è il prodotto della società capitalistica (di qualsiasi colore, latitudine o religione essa sia) che ha bisogno dello sfruttamento e della violenza per esistere ma ha inventato modi di praticare lo sfruttamento e la violenza lontano dagli occhi e quindi dalle coscienze […]
La democrazia liberale dei paesi ricchi di questo mondo è una cosa molto bella. Molto comoda. Infatti ci sono tante persone che emigrano dai paesi poveri e dittatoriali verso i ricchi e democratici. Tanti lo fanno per avere più soldi, più roba e più sicurezza. Ma sono forse altrettanti quelli come me che emigrano per godere di questa bella libertà. Sono andato via dal mio paese con il mito del "mondo libero" e ci sono approdato in questo "mondo libero" e me la godo tutta questa libertà (anche scrivendo queste cose), come "l'immigrato medio" che si gode la macchina nuova comprata con i primi risparmi o con il primo mutuo. Ma così come chi si svena per fare bella figura con il macchinone e si rende conto che in fin dei conti non gli cambia poi tanto la vita, io più ci vivo e più mi rendo conto che in fin dei conti la libertà delle democrazie ricche e potenti così come i loro soldi, le loro belle macchine, le loro belle case... è soltanto un miraggio, uno specchio per le allodole. […]
In questa fredda domenica di gennaio Piazza della Repubblica è molto triste. Gira poca gente e gli spazi mercatali sono invasi dalle auto... Il timido sole invernale che fa finta di riscaldare l'atmosfera non riesce nemmeno a far sudare i cumuli di neve sporca e coperta di detriti che giacciono di qua e di là. Alcuni pusher all'angolo di via Cottolengo saltellano per riscaldarsi in attesa di un qualche cliente. Più in alto, verso Corso Regina, i piccoli gruppetti di irriducibili del mercato abusivo della domenica cercano disperatamente di rifilare qualcosa ai rari curiosi che hanno disertato i grandi centri commerciali riscaldati per vedere cosa offre l'outlet dei poveri. Dentro la tettoia dei contadini il gruppetto di Giovannin e dei suoi amici è in piedi in silenzio intorno ad uno dei pilastri della struttura d'acciaio. Qualcuno beve una birra rimediata da non si sa dove, Un altro fuma nervosamente. Anche Giovannin (che di solito non sorride quasi mai ma ha sempre quella aria […]
In Algeria lo scorso 9 Aprile s sono svolte le elezioni presidenziali. Il ministro Zerhouni ha annunciato i risultati ufficiali delle presidenziali 2009, in una conferenza stampa tenuta il 10 aprile 2009 all’albergo El Aurassi di Algeri. 74,50% sarebbe la percentuale di partecipazione, mentre il candidato Bouteflika avrebbe raccolto 90,24% dei consensi. Ad Algeri gira la barzelletta che questo risultato è una vera sfida lanciata al vicino Zinelabidine Benali che già promette di fare meglio alle prossime presidenziali in Tunisia. C’è un proverbio cabilo (della Cabilia, regione al centro nord del paese) che dice: “ se devi peccare, maledetto per maledetto, almeno pecca per bene e tirane il massimo godimento!” Questo doveva essere il moto di Bouteflika e dei suoi uomini in queste ultime elezioni presidenziali. Il gioco era stato denunciato da tutti come taroccato in partenza. Tutti i concorrenti seri si sono astenuti dal partecipare alle elezioni. Tutta l’opposizione reale si è […]
"Cos'è Porta Palazzo per Torino, secondo voi?" Chiede la signora V. V. è psicologa e formatrice in gestione nonviolenta dei conflitti. È impegnata da settimane in un percorso di iniziazione alla risoluzione non violenta dei conflitti destinato ad un gruppo di abitanti e di operatori del quartiere più stigmatizzato di Torino. In sala c'è di tutto: uomini e donne, giovani e meno giovani abitanti di porta palazzo per scelta o per costrizione, gente che ci sta per lavoro e altre per impegno sociale. Nuruddine il pizzaiolo egiziano costretto a vivere in uno dei condomini più problematico dell'area, si chiede perché succede nel suo condominio ciò che è impensabile a cento metri da lì. Carmine, pensionato e impegnato in un comitato cittadino, si chiede perché le autorità locali promettono tanto ma poi non muovono un dito. La signora Giuseppina, venditrice di antiquariato al mercato del Baloon, racconta la guerra dei poveri contro poverissimi per vendere stracci nel mercato del sabato. […]
Questa Lettera è stata scritta in risposta alla lettera di Romano Prodi (che potete leggere alla fine di questa) che annunciava la creazione del suo Centro per "Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli". Inutile dirvi che il Professore non si è degnato di rispondermi. Non era lui che mi interessava ma tutti quelli che la lettera l'hanno letta. Anche se di risposte o reazioni non ne ho ricevuto, sarà paura, conformismo o semplicemente disorientamento? Torino, 30/10/2008 Cari Amici, Viviamo in tempi davvero strani. Una volta le cose erano più chiare. C'erano uomini di spada, guerrieri, condottieri, mercanti d'armi...era il popolo della guerra: Coloro che vivevano da e per la guerra. Dall'altra parte c'erano uomini di pace: poeti e profeti errabondi, uomini di fede, dervisci, monaci, gente semplice... Ma le due parti non si confondevano mai. Quando un impero conquistava una nuova terra, uccideva, bruciava, metteva a ferro e a fuoco e se ne vantava. Era tutto segno di grandezza e […]
Questa Lettera/riflessione è una risposta ad un intervento di Piero Terracina mandato alla lista RE-esistenza (ex ANED -Torino) che potete leggere qui: http://groups.google.com/group/ANED-TORINO/browse_thread/thread/ba449f911af03d54?hl=it Torino, 3 Ottobre 2008 Caro Fratello, Le scrivo questa lettera. Penso verrà lunga. Uno perché ho problemi personali a sintetizzare, secondo perché quello di cui le voglio parlare è una cosa seria e le cose serie richiedono tempo e pazienza. Mi scuso quindi in anticipo e la ringrazio per la sua pazienza. Mi chiamo Karim Metref. Sono Cittadino algerino. Vivo in Italia da dieci anni ormai e spero di poter restarci ancora per un bel po', clima socio politico permettendo... Le sottolineo questo dettaglio per vari motivi. Uno dei quali è il fatto che spostandomi dall'Algeria in Italia, ho avuto modo di guardare le cose con angolazioni diverse. E forse se fossi rimasto in Algeria non avrei mai nemmeno pensato le cose che sto per scrivere. Leggendo […]
Domenica 28 settembre 2008, è una data speciale a Torino. Per un giorno, Piazza Castello fa finta di chiamarsi "Piazza Romania". È la prima tappa di un ricco programma - mostre, spettacoli, spot televisivi...- ideato dallo stato romeno, in piena campagna elettorale, "per migliorare l'immagine dei suoi cittadini residenti all'estero". Torino, in quanto prima città d'Europa occidentale per numero di Romeni residenti ha l'onore di accoglierne la puntata inaugurale. Oggi, è Stefan a fare da guida. Ha portato con sé Giovannin e tutta la banda di Porta Palazzo. Dice che la festa sarà meravigliosa. "È prevista musica tradizionale, jazz, musica moderna e poi teatro, danza, pittori, scultori... Di tutto, vi dico. Di tutto!". A prima vista Giovannin capisce di che si tratta. Si trattiene e non fa notare a Stefan la povertà della mostra e che di pittori e scultori romeni a Torino ne abbiamo dei più bravi ... spera soltanto che gli spettacoli musicali saranno all'altezza delle attese di […]
Giovannin è decisamente un animale urbano. Nemmeno nell'afa di agosto si decide a lasciare la sua città. Parte qualche giorno a trovare una vecchia zia ancora in vita dalle parti di Saluzzo... Un fine settimana tre o quattro giorni e poi si stufa. Comincia ad avere nostalgia del rumore, dello smog, dei litigi quotidiani... Non vede l'ora di tuffarsi nella confusione di Porta palazzo il mattino e di apprezzarne la calma relativa del pomeriggio. Le grida dei terun, dei vucumprà e delle varie specie della giungla piazza della repubblica, per lui è come l'appello della foresta per i lupi del grande Nord. Non ci sa resistere più di pochi giorni. Poi, Giovannin a porta palazzo non rimane mai da solo. Tanti suoi amici non partono mai in vacanza. Alcuni perché senza documenti, altri perché senza soldi, tanti senza né gli uni né gli altri, e qualcuno ancora con documenti e soldi, ma si autoschiavizza a vita e non si concede mai un attimo di riposo. Una sindrome molto diffusa tra i migranti. […]